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L’esperienza degli info-café come spazi informali di educazione e cittadinanza finanziaria

L’educazione finanziaria non è una semplice questione di cifre o nozioni bancarie trasmesse dall’alto. È uno strumento fondamentale di cittadinanza, orientamento e conoscenza dei propri diritti, indispensabile per una reale inclusione sociale ed economica. È quanto emerso con chiarezza dalle attività svolte nell’ambito del Progetto PAF!, che ha promosso sul territorio nazionale — da Milano a Catania, passando per Roma e la Campania — gli Info Café: momenti di incontro informale proposti nel circuito dell’accoglienza per richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e altre forme di protezione e minori stranieri non accompagnati. Obiettivo degli info cafè, otto per ogni territorio, realizzati da giugno a settembre 2026, è facilitare l’alfabetizzazione economica in un contesto orizzontale, partecipativo e laboratoriale.

L’esperienza sul campo degli Info Café conferma e sostanzia quanto evidenziato nel Policy Brief ISMU (n. 1/2025): il tema dell’inclusione e dell’accessibilità ai servizi finanziari non riguarda esclusivamente la barriera linguistica o le difficoltà legate ai documenti di chi è appena arrivato in Italia. Il nodo centrale risiede in un sistema finanziario complesso e spesso poco trasparente, strutturato su tecnicismi e burocrazie che finiscono per escludere non solo le persone con background migratorio, ma un’ampia fascia della popolazione generale, compresi gli stessi operatori e operatrici del settore sociale chiamati ad affiancare gli utenti nei loro percorsi di autonomia.

Le barriere sistemiche all’accesso e le prassi degli intermediari

Come evidenziato dal Policy Brief ISMU, l’accesso ai servizi bancari di base si scontra spesso con prassi eterogenee, rigidezze procedurali e una diffusa asimmetria informativa tra intermediari e utenti.

Nelle esperienze territoriali analizzate, tali ostacoli emergono chiaramente. A Catania e provincia sono emerse le difficoltà affrontate nell’accesso ai servizi essenziali, come l’apertura del conto di base previsto dalla legge:

«A Randazzo in particolare, ma più in generale nel territorio catanese… è stata segnalata una forte difficoltà nell’accesso al conto di base per il target coinvolto. Gli operatori hanno riferito casi di istituti che rifiutavano l’apertura di conti intestati a minori e la richiesta di documentazione aggiuntiva che rende il percorso particolarmente complesso.»

Esperienze analoghe sono state riscontrate un po’ in tutti i territori, dove sono emerse con forza le barriere incontrate quotidianamente presso gli sportelli bancari e postali:

«Gli operatori della banca non sanno niente», «Dicono solo che non si può», «Mi hanno chiesto il passaporto anche se avevo il permesso di soggiorno».

Durante l’Info Café tenutosi a Legnano (Milano), è emersa persino una prassi chiaramente discriminatoria: in alcuni uffici postali è stata negata la possibilità di apertura del conto corrente a cittadini nigeriani sulla base della nazionalità. La cattiva prassi, derivante purtroppo da una comunicazione interna delle Poste, era stata effettivamente già segnalata e confermata da molti degli operatori che avevano partecipato al percorso formativo a Milano.

In un contesto di offerta finanziaria frammentata e poco orientata all’accoglienza dell’utente, la scelta degli strumenti di pagamento o di invio del denaro avviene spesso attraverso il ricorso a canali già sperimentati o a consigli condivisi nella propria rete di contatti. L’esperienza degli Info Café ha permesso di trasformare queste pratiche in un momento di analisi comune, valutando comparativamente i costi di gestione e le commissioni dei vari prodotti per favorire decisioni più trasparenti e informate.

La metodologia e il dispositivo didattico: “Non una lezione frontale, ma un laboratorio”

La metodologia degli info cafè, veri e propri laboratori di cittadinanza, può essere raccontata attraverso tre passaggi fondamentali:

  • Ascolto: brainstorming iniziale sulle domande, sui dubbi e sulle esperienze concrete delle persone.
  • Confronto: dinamiche di circle-time, simulazioni e dialogo tra pari affiancato dal supporto della mediazione linguistico-culturale.
  • Strumenti e gioco: utilizzo di kit didattici per prendere confidenza con il lessico economico di base. Le flashcards e il glossario “italiano per la cittadinanza finanziaria” hanno permesso l’apprendimento e la partecipazione di tutti/e in modo ludico favorendo il riconoscimento di concetti chiave, simulando situazioni concrete, individuando le informazioni necessarie per compiere scelte libere e consapevoli.

Un modello partecipativo di confronto tra pari

L’impostazione informale e laboratoriale ha favorito l’emergere di quesiti concreti e l’attivazione delle competenze già possedute dai partecipanti. Nelle parole di un’operatrice che ha condotto un Info Café:

«Partire dalla lingua italiana per approfondire contenuti alleggerisce la tensione rispetto al tema soldi e crea un clima di confronto fra pari senza la figura dell’“esperto” che insegna cosa è giusto fare.»

Attraverso questo confronto, gli aspetti legati al risparmio, alla pianificazione economica e alla prevenzione delle truffe digitali non sono stati calati dall’alto, ma integrati nell’esperienza reale di ciascuno, costruendo un vocabolario economico condiviso e accessibile.

Durante gli Info Café — le cui parole d’ordine sono state “speranza”, “autonomia”, “diritti”, “sogno”, “partecipazione” e “ascolto” — non sono mancati momenti emozionanti e di riflessione profonda. Come ci racconta Nelly Diop, mediatrice culturale:

«Condividere la mia esperienza da immigrata mi ha permesso di toccare delle corde sensibili, come le richieste dei familiari rimasti al paese. Molto spesso, si rivela un peso non indifferente sulle spalle dei migranti. Abbiamo potuto proporre una riflessione sul progetto di vita e il sogno di ciascuno senza giudizi, né formule magiche da applicare… discutendo di come si può arrivare a trovare un equilibrio tra il dovere di aiutare e i propri sogni da coltivare.»

Questo approccio si è rivelato fondamentale anche nei gruppi di donne. Nella loro partecipazione ai giochi, estremamente competitiva, attenta ed energica, si è percepito acutamente il desiderio di autonomia finanziaria, rafforzato spesso dalla condizione di famiglie monogenitoriali: il carico di lavoro quotidiano e la forte limitazione nella gestione del tempo le ha rese straordinariamente attive, come a voler sfruttare ogni singola occasione utile per apprendere e riscattarsi.

L’educazione finanziaria come percorso di formazione anche per gli operatori

Come evidenziato nel Policy Brief ISMU, le carenze nell’alfabetizzazione finanziaria e nella conoscenza delle tutele normative non riguardano soltanto la popolazione con background migratorio. Gli Info Café si sono rivelati un’occasione di formazione e riflessione per gli stessi professionisti del Terzo Settore, chiamati a rimettere in discussione le proprie competenze in materia economica e il proprio ruolo nella relazione di aiuto.

Come riportato da una testimonianza diretta a Milano:

«Parlare di soldi vuol dire inevitabilmente riflettere su risorse, progetti e sogni e questo, in qualche modo, ci mette tutti sullo stesso piano. L’esperienza degli info cafè per me è stata questo: mi ha portato ad interrogarmi sul mio rapporto con il tema, mettendo in luce anche le mie difficoltà e la scarsa dimestichezza, cosa, credo, comune a molti operatori del Terzo Settore.»

Negli Info Café gli operatori sono stati sfidati e chiamati a (ri)mettere al centro il tema dei diritti:

«La partecipazione e l’interesse attivo dei beneficiari ai temi trattati […] sono stati, oltre che emotivamente molto intensi, uno stimolo a tenere a mente che nel mio lavoro è importante mantenere alta l’attenzione sull’esigibilità dei diritti e non adeguarmi a cattive prassi e/o all’accettazione di situazioni di ingiustizia come se fossero ineluttabili.»

Le raccomandazioni per il futuro: verso un sistema finanziario realmente inclusivo

L’esperienza degli Info Café dimostra come l’alfabetizzazione economica sul territorio rappresenti uno strumento prezioso di empowerment e coesione sociale. Tuttavia, affinché le competenze acquisite dai cittadini e dagli operatori possano tradursi in una reale autonomia, è fondamentale che le istituzioni pubbliche, gli enti regolatori e il sistema creditizio lavorino in sinergia per rimuovere gli ostacoli all’ingresso e semplificare il rapporto con i servizi bancari e postali.

Per favorire un’effettiva inclusione finanziaria e prevenire fenomeni di marginalità o sovraindebitamento, alcune linee di intervento emergono come prioritarie per il sistema istituzionale:

  • Omogeneità e applicazione delle tutele normative: Rafforzare il monitoraggio e l’orientamento degli intermediari finanziari affinché le disposizioni relative al conto di base e ai diritti dei consumatori trovino un’applicazione coerente e uniforme su tutto il territorio nazionale.
  • Formazione e sensibilizzazione degli operatori di sportello: Promuovere percorsi formativi per il personale degli istituti di credito e degli uffici postali, volti a facilitare l’accoglienza, la gestione della documentazione e la conoscenza delle specificità legate ai diversi titoli di soggiorno.
  • Trasparenza e semplificazione dei linguaggi: Incentivare l’adozione di un linguaggio informativo chiaro, accessibile e privo di eccessivi tecnicismi, facilitando la comprensione dei contratti e delle condizioni economiche dei prodotti finanziari di base.
  • Sostegno alle reti di facilitazione territoriale: Riconoscere e valorizzare il ruolo dei presìdi sociali e informali — come gli Info Café — integrando l’educazione finanziaria nei programmi pubblici di orientamento, welfare locale e accompagnamento all’autonomia.

Costruire un ecosistema finanziario trasparente e accogliente rappresenta un passaggio chiave per il rafforzamento della cittadinanza attiva. L’integrazione tra la formazione “dal basso” e l’impegno istituzionale è la strada maestra per trasformare i servizi finanziari in una risorsa accessibile e favorevole allo sviluppo di tutta la comunità.