
Difendersi dalle truffe per migliorare l’inclusione finanziaria
Aprire un conto corrente, usare una app di mobile banking, effettuare un bonifico, trasferire denaro all’estero: sono gesti che fanno parte della vita quotidiana di milioni di persone. Per chi arriva in Italia e si confronta per la prima volta con un sistema finanziario nuovo, però, possono rappresentare ostacoli che rischiano di escludere una parte della popolazione dalla piena partecipazione alla vita economica del Paese.
A rendere ancora più difficile questo percorso contribuiscono anche le truffe, che alimentano diffidenza verso strumenti digitali ormai indispensabili per gestire il denaro in autonomia e accedere ai servizi finanziari.
Messaggi che sembrano arrivare dalla banca, telefonate che chiedono di comunicare un codice di sicurezza, siti internet identici a quelli ufficiali, richieste di condividere credenziali o documenti personali. Se questi raggiri riescono a ingannare anche persone che utilizzano i servizi bancari da molti anni, è facile immaginare quanto possano essere insidiosi per chi sta imparando una nuova lingua e deve orientarsi in un sistema finanziario sconosciuto.
Nel frattempo, le frodi bancarie e digitali diventano ogni anno più sofisticate, rendendo sempre più difficile riconoscerle.
Per questo il Toolkit per l’alfabetizzazione finanziaria di richiedenti asilo e rifugiati, realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati nell’ambito del progetto PAF – Programma di Alfabetizzazione Finanziaria, dedica un intero capitolo alla prevenzione delle truffe bancarie e digitali.
Cosa significa per richiedenti asilo e rifugiati
Per chi conosce poco l’italiano, comprendere una comunicazione della banca o distinguere un messaggio autentico da uno fraudolento può essere particolarmente difficile. Lo stesso vale per chi utilizza per la prima volta servizi come l’home banking, le app di pagamento o i portafogli digitali.
In queste situazioni basta poco per commettere un errore: cliccare su un link, condividere una password o comunicare un codice ricevuto via SMS.
Il problema, però, non riguarda soltanto una limitata alfabetizzazione finanziaria. Entra in gioco anche la conoscenza della lingua. Riconoscere errori grammaticali, formulazioni insolite o richieste anomale – elementi che spesso permettono di individuare un tentativo di truffa – richiede infatti una buona padronanza dell’italiano.
Nel corso degli incontri realizzati nell’ambito del progetto PAF, dai focus group agli Info Café organizzati con richiedenti asilo e rifugiati, è emerso come esperienze negative di questo tipo possano compromettere il rapporto di fiducia con gli strumenti finanziari. Dopo aver subito una truffa, o anche solo aver temuto di esserne vittime, molte persone preferiscono rinunciare all’utilizzo di servizi che potrebbero invece favorire la loro autonomia, continuando a dipendere dall’assistenza degli sportelli, degli operatori sociali o dell’aiuto di amici e conoscenti.
Cosa c’è nel toolkit
Per questo è importante che richiedenti asilo e rifugiati possano disporre degli strumenti necessari per riconoscere le comunicazioni ufficiali e difendersi da quelle fraudolente.
Con il Toolkit abbiamo cercato di raccogliere informazioni pratiche e facilmente utilizzabili, andando oltre la semplice spiegazione del funzionamento dei servizi finanziari. L’obiettivo è fornire gli elementi essenziali per utilizzarli in modo sicuro e consapevole.
La guida descrive le principali tipologie di frode – dal phishing allo smishing – spiega come riconoscerle e quali comportamenti adottare per proteggere i propri dati personali. Ricorda inoltre alcune semplici regole di prevenzione:
- non condividere mai PIN e password;
- utilizzare sistemi di autenticazione a due fattori;
- diffidare di email o messaggi che richiedono dati personali;
- controllare con regolarità i movimenti del proprio conto.
Maggiore sicurezza equivale a maggiore accessibilità
L’educazione finanziaria non significa soltanto conoscere prodotti bancari o imparare a gestire un bilancio familiare. Significa anche poter utilizzare questi strumenti in sicurezza, riducendo il rischio di esporsi a frodi e raggiri.
Per richiedenti asilo e rifugiati questo richiede un’attenzione particolare. Le barriere linguistiche, la limitata familiarità con il sistema bancario italiano e, in molti casi, competenze digitali ancora in fase di costruzione possono aumentare l’esposizione alle truffe.
Per questo il Toolkit utilizza un linguaggio semplice, evita tecnicismi quando non sono necessari e propone esempi concreti, con l’obiettivo di trasformare informazioni complesse in strumenti realmente utili nella vita quotidiana.
L’inclusione finanziaria passa anche dalla possibilità di utilizzare i servizi finanziari con fiducia, autonomia e consapevolezza.

