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Conto di base: i nuovi Orientamenti della Banca d’Italia per un accesso più inclusivo

L’accesso a un conto corrente è uno dei primi passi verso l’autonomia. Tuttavia, per molti richiedenti asilo e rifugiati che accompagniamo, aprirne uno continua a essere tutt’altro che semplice.

È un problema che conosciamo direttamente e che è emerso con particolare chiarezza anche nell’ambito del progetto PAF – Programma di Alfabetizzazione Finanziaria.

Durante le formazioni realizzate dal CIR insieme alla Banca d’Italia con operatori e operatrici dell’accoglienza, tra le difficoltà segnalate più frequentemente ci sono proprio quelle incontrate nell’apertura del conto di base: richieste di documentazione ulteriore, come il certificato di residenza o il contratto di lavoro, difficoltà nel riconoscimento dei documenti in possesso dei richiedenti asilo e, in alcuni casi, veri e propri rifiuti all’apertura.

Ostacoli che hanno conseguenze molto concrete. Non avere un conto significa avere difficoltà a ricevere uno stipendio, effettuare e ricevere pagamenti, gestire il proprio denaro in autonomia e accedere pienamente alla vita economica del Paese.

Su queste criticità intervengono ora i nuovi Orientamenti di Vigilanza sul conto di pagamento con caratteristiche di base, pubblicati dalla Banca d’Italia il 5 agosto 2026.

L’Autorità rileva infatti che, nonostante il diritto sia previsto dalla normativa, in Italia esistono ancora casi in cui l’accesso al conto di base viene «ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato». Tra i problemi individuati figurano anche le resistenze all’apertura nei confronti di persone non residenti ma legalmente soggiornanti nell’Unione europea e i limiti delle procedure informatiche nel riconoscere documenti legittimi, come il codice fiscale provvisorio o la ricevuta della domanda di permesso di soggiorno.

Gli Orientamenti chiedono quindi a banche, Poste Italiane e agli altri prestatori di servizi di pagamento di intervenire sulle proprie procedure e prassi per rimuovere questi ostacoli e garantire l’effettivo esercizio di un diritto già previsto dalla legge.

Un diritto ancora poco conosciuto

Non tutti sanno, infatti, di avere diritto al conto di base, uno strumento pensato proprio per favorire l’inclusione finanziaria e consentire l’accesso ai servizi di pagamento essenziali.

Questo diritto è riconosciuto a tutti i consumatori che soggiornano legalmente nell’Unione europea, compresi i richiedenti asilo, i rifugiati e le persone senza fissa dimora. Per le fasce di popolazione con redditi più bassi, inoltre, il conto è gratuito.

Eppure, la diffusione di questo strumento è ancora limitata: alla fine del 2025 erano attivi in Italia circa 180.000 conti di base, a fronte di oltre 7 milioni di residenti che, secondo i dati riportati dalla Banca d’Italia, potrebbero potenzialmente accedervi gratuitamente.

Cosa si aspetta la Banca d’Italia entro il 30 novembre 2026

Per questo i nuovi Orientamenti chiedono agli intermediari non soltanto di rimuovere gli ostacoli all’apertura, ma anche di promuovere maggiormente la conoscenza e la diffusione di questo strumento, con una particolare attenzione alla clientela più vulnerabile.

Entro il 30 novembre, la Banca d’Italia si aspetta che gli intermediari finanziari adeguino le proprie normative e procedure per garantire l’accesso al conto di base a tutti i consumatori legalmente soggiornanti nell’Unione europea; che eliminino i «rifiuti ingiustificati» basati su valutazioni generiche legate a situazioni personali o economiche; che promuovano attivamente la conoscenza e la diffusione del conto di base, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili.

I nuovi Orientamenti rappresentano un’opportunità per rendere il sistema finanziario italiano più equo e inclusivo. Le banche sono chiamate a giocare un ruolo attivo nel superare le barriere che escludono molte, troppe, persone dall’accesso a servizi finanziari essenziali. Solo in questo modo sarà possibile garantire a tutti il diritto a una piena partecipazione economica e sociale.